Modello #50 : il framework Aiuto, Ascolto, Abbraccio di Charles Duhigg per migliorare le relazioni
Il framework 3H di Charles Duhigg distingue tre bisogni relazionali davanti a un problema: ricevere aiuto, essere ascoltati o trovare conforto emotivo. Il riflesso del “problem solving” può essere utile nel lavoro ma limitante nelle relazioni personali.
Ho il grosso bias di essere una persona che sistema i problemi, e quando qualcuno mi parla di un problema, il mio riflesso automatico è attivare la modalità Sapientino 2000 e di provare a risolverlo.
In ambito professionale questo è spesso utile, ma quando porti questo approccio nelle relazioni personali, i risultati possono essere molto più complessi: come è possibili che una persona con un problema non cerchi una soluzione razionale per risolverlo?
Ho preso conoscenza solo da adulto che spesso una persona parla con te, non perchè vuole una soluzione, ma magari vuole essere ascoltata... o magari un semplice abbraccio.
Nel suo libro Supercommunicators, Charles Duhigg condivide un framework semplice e pratico che ha migliorato enormemente la mia capacità di essere un buon partner e amico.
Il modello in questione, “Helped, Heard, or Hugged” è spesso nella mia mente quando i miei figli vengono da me.
Il framework dell 3H è molto semplice:
Quando una persona a cui vuoi bene viene da te con un problema, devi capire di cosa ha bisogno in quel momento.
Sul libro propone di essere espliciti fin da subito con la domanda:
“Vuoi essere aiutato, ascoltato o abbracciato?”
- Aiutato: analizzi il problema e cerchi possibili soluzioni. Qui può entrare in scena il problem solver che c'è in noi.
- Ascoltato: ascolti davvero, con attenzione, lasciando che l’altra persona si esprima o si sfoghi.
- Abbracciato: offri conforto. Per molte persone il contatto è un linguaggio emotivo potentissimo. Vogliono semplicemente sentire la tua presenza accanto a loro.
Andiamo un po' in profondità del Modello 3H / 3A.
Questi sono i miei appunti,
Aiutare
Il primo tipo di conversazione rientra nella categoria del “dare aiuto”. In queste discussioni, le persone cercano consigli, guida, direzione, supporto o un parere su un’attività specifica, un problema o un progetto.
Potrebbero essere bloccati su un problema tecnico, non sapere quale sia l’approccio migliore oppure avere semplicemente bisogno del punto di vista di qualcuno con più esperienza per riuscire ad andare avanti.
E' fondamentale affrontare queste conversazioni con pazienza e con un desiderio autentico di supportare la persona. Il tuo ruolo è ascoltare attivamente, fare domande chiarificatrici e poi offrire raccomandazioni concrete e utili che aiutino la persona a trovare una soluzione.
Ecco alcune strategie chiave per gestire al meglio le conversazioni orientate all’“aiuto”:
- Ascolta attivamente
Resisti all’impulso di proporre subito una soluzione. Prenditi il tempo necessario per capire davvero la difficoltà della persona, il suo ragionamento e il contesto del problema. Se viene da te è perché reputa il problema complesso, è quasi offensivo sbrigare la cosa in pochi istanti - Fai domande intelligenti
Vai più a fondo per individuare la causa reale del problema, capire il livello di comprensione della persona e identificare eventuali vincoli o limitazioni. Qui su modelli mentali ne abbiamo parlato spesso e spesso ne parleremo. Senza deviare dal tema principale, credo fermamente che "in un mondo dove le risposte delle AI sono economiche la capacità di fare domande diventa vitale vedi per esempio “5 Perché” - Offri guida, non solo risposte
Invece di limitarti a fornire la soluzione, accompagna la persona nel processo di problem solving. Stimolala a ragionare in modo critico e a valutare approcci differenti. Fai in modo che la risposta diventi sua. - Fai follow-up e monitora i progressi
Non lasciare la persona da sola dopo la conversazione. Ricontattala per verificare come sta andando e offrire ulteriore supporto se necessario. Mostragli che hai a cuore quello che avete condiviso
Ascoltare: ascolto e apprendimento
Il secondo tipo di conversazione è ciò che Charles Duhigg definisce “hearing”, cioè l’ascolto.
In queste conversazioni, le persone vogliono condividere informazioni, magari insegnarti qualcosa oppure semplicemente scaricarsi pensieri e idee.
Come Partner e genitore è fondamentale creare uno spazio sicuro e accogliente per questo tipo di dialogo. Il tuo ruolo è ascoltare davvero, fare pochissime domande e mostrare un interesse autentico per il punto di vista dell’altra persona.
Ecco alcune strategie per gestire al meglio le conversazioni orientate all’“ascolto”:
- Ascolta attivamente e partecipa
Mantieni il contatto visivo, annuisci e usa piccoli segnali verbali per mostrare che sei presente e coinvolto nella conversazione. - Evita di interrompere
Resisti all’impulso di intervenire subito o condividere immediatamente la tua opinione. Lascia che la persona completi davvero il proprio ragionamento. - Non essere giudicante
Non giudicare quello che ti dice la persona, il tuo ruolo è ascoltare
Creando spazio per questo tipo di confronto, puoi favorire una cultura basata su comunicazione aperta, fiducia e rispetto.
Abbracciare: offrire supporto emotivo
Il terzo tipo di comunicazione è l' abbraccio. MAI sottovalutare il valore terapeutico dal calore umano.
Quando una persona si sente sopraffatta, frustrata oppure semplicemente ha bisogno di incoraggiamento e validazione, un abbraccio fa magie.
In contesto lavorativo la cosa è decisamente più complessa, non so dare consigli in questo caso.
Le mie sfide / troubleshooting al Modello 3H / 3A
Essenzialmente ho di fronte due tipi di sfide in queste occasioni:
- Ricordarmi il framework ed evitare che il Sapentino 2000 si accenda ogni volta
- L'idea di fare la domanda, un po' troppo diretta per una persona in distress, mi ha sempre creato resistenze.
Il ricordarsi si risolve contando fino a 3 prima di aprire la bocca, comunque cosa buona e giusta in ogni situazione.
Per il punto due partiamo che tra usare un modello comunicativo sbagliato e chiedere è sempre meglio la seconda scelta. Col tempo (poco invero) impari a riconoscere anche senza doverlo chiedere esplicitamente.
spesso una domanda un po' meno diretta.
“Ti va di parlarne? Ascolto in silenzio”
Fa triage per capire se la persona vuole un abbraccio oppure una soluzione.
Perché ci piace
Framework semplicissimo, ma non per questo meno proprio la base della comunicazione umana. Qualcuno di voi iscritti leggendolo avrà detto "che banalità! il prossimo modello è quello dell'acqua calda?" ma sono sicuro che altri avranno avuto una piccola eureka.
Fa parte dei framework che inserirei nell'ovvio elusivo.